Il risveglio della coscienza

Quante volte è capitato di sentirci dire (o di dire noi stessi ad altri): svegliati! È abbastanza comune usare aggettivi quali “dormire”, o “svegliarsi”, associati a fenomeni quotidiani che non hanno nulla a che vedere con il riposo o la veglia fisici. In effetti, è risaputo che esistono momenti nei quali si è più o meno “svegli”. In alcuni casi, sempre presi dal quotidiano, usiamo perfino spingerci ad analogie relative al sonno profondo, come: “stai sognando?”, “quella persona vive nel mondo dei sogni”, e così via.

È quindi chiaro per tutti (anche se spesso il sapere impedisce riflessioni più accurate), che nella vita di ogni essere umano esistono diverse gradazioni di “veglia” e differenti gradazioni di “sonno”. Meno evidente, proprio per la mancanza di più accurate riflessioni, è il significato di “essere svegli”, o “addormentati”. Non tanto il significato in sé, ma la relazione che questo significato ha, nel contesto in cui viviamo.

Ad esempio, quando una persona stenta a capire qualcosa di semplice, oppure è confusa e rallentata nello svolgimento di un compito, è uso comune affermare che è “poco sveglia”. Ma… poco sveglia rispetto a cosa? Deve pur esistere un parametro di raffronto, per giustificare questa affermazione. Normalmente la risposta è semplice: l’individuo che riteniamo “poco sveglio” non mette a fuoco rapidamente (o per nulla) la sua posizione rispetto all’ambiente, a situazioni, a compiti, oppure a concetti.

In altre parole, non è adeguatamente consapevole di ciò che lo circonda, oppure non mette a fuoco adeguatamente concetti anche semplici. A seguito di questo le sue risposte alla vita, in termini di parole, azioni o comprensioni, sono rallentate, insufficienti o inesistenti, in proporzione alle necessità del momento.

Tutti sappiamo che le nostre reazioni e i nostri pensieri, lucidi, coerenti, rapidi ed efficienti, non sono sempre uguali. Vale a dire che, anche se una persona è ritenuta intellettualmente “sveglia”, ha i suoi momenti di rallentamento, dovuti a condizioni fisiche, alla stanchezza, allo stress.

La consapevolezza di un essere umano qualsiasi, dunque, differisce molto da persona a persona; oltre a ciò, essa è soggetta a variazioni anche nello stesso individuo.

Consapevolezza.

Fermiamoci un momento su questa parola.

Il termine “consapevolezza” indica qualcosa di diverso dal conoscere le cose e dall’essere informati. Rivela una condizione personale più intima e realizzata nei riguardi di un qualsiasi fenomeno, oppure nei confronti di qualità o difetti che possediamo.

Ad esempio, affermiamo di sapere che l’acqua è bagnata. Questa è un’informazione certa di cui siamo in possesso. È un “sapere”. Se però siamo inaspettatamente scaraventati in una piscina, le cose cambiano. In quel momento siamo pienamente consapevoli di cosa sia l’acqua.

La consapevolezza, quindi non è un fenomeno teorico acquisibile leggendo un libro o ascoltando una persona. Possiamo “sapere” che attraversando la strada una vettura può investirci, ma essere veramente consapevoli del rischio, mentre attraversiamo, non è la stessa cosa. Chi attraversa guardando il telefono, o pensando ad altro e muovendosi meccanicamente, sa che può essere pericoloso, ma in quel momento non ne è pienamente consapevole.

Questo vale anche per gli stati d’animo, i pensieri e le condizioni fisiche. Possiamo avvertire tensione, stress, preoccupazioni mentali, ma questo non significa che siamo realmente consapevoli della nostra condizione psicofisica del momento e men che meno delle sue cause.

La Consapevolezza è una condizione di “sapere” che non solo è matura, compresa e realizzata, ma anche viva e interagente con l’ambiente. La persona consapevole è lucidamente presente a sé stessa e alla sua relazione con il mondo, sempre all’interno del limite di ciò che del mondo e di se stessa conosce.

Possiamo affermare che, meno siamo consapevoli, meno siamo “svegli”. Se muovendoci non siamo consapevoli dell’ambiente rovesciamo cose, dimentichiamo dove appoggiamo gli oggetti, perdiamo la strada. Se non siamo consapevoli di noi stessi subiamo stati d’animo ignorando da dove provengono, proviamo emozioni che non riusciamo a capire interamente, oppure formuliamo e coltiviamo pensieri che non sono nemmeno nostri, ma indotti dall’esterno.

La condizione ordinaria di scarsa consapevolezza e relativa “veglia”, rispetto a noi stessi e in rapporto al mondo, ci fa vivere in una sorta di semi-ipnosi, tramite cui siamo suggestionabili e scarsamente capaci di governare i pensieri e le emozioni, con tutte le conseguenze che ognuno conosce.

Quando l’energia mentale ed emozionale di una persona si agita senza consapevolezza, tutto ciò che essa fa e sperimenta si muove principalmente nella casualità. Quando l’energia di una grande massa di persone si agita all’unisono nell’assenza di consapevolezza e senza veglia coscienziale, può accadere di tutto. In questo caso l’onda di energia è maggiore e le menti ancor più suggestionabili. Sono queste le circostanze in cui un popolo può essere indotto ad accettare o fare cose che, in uno stato di veglia consapevole, non avrebbe mai accettato e fatto.

Ritorniamo alla parola RISVEGLIO. Il grado di consapevolezza individuale di una persona o di un popolo, ne determina il grado di evoluzione. A minor consapevolezza e stato di veglia cosciente, corrisponde sempre minor evoluzione e maggiore arretratezza personale e collettiva.

Abbiamo detto che l’essere “svegli” corrisponde al grado di percezione di noi stessi rispetto all’ambiente. Corrisponde anche al grado di percezione della nostra parte cosciente, rispetto ad altri aspetti di noi che rimangono momentaneamente sommersi e sconosciuti.

Sostituiamo adesso la parola “ambiente” con il termine “Realtà”. Usiamo quest’ultimo vocabolo in senso allargato. La Realtà è quella che ci circonda ed anche quella interna a noi stessi. Essa è ciò che risiede dietro alle apparenze dei fenomeni, della materia, delle emozioni e dei pensieri. L’ambiente che percepiamo, di cui siamo consapevoli (interno o esterno a noi stessi), è solo una porzione della Realtà nel suo complesso. È solamente la porzione che conosciamo.

Ad esempio, l’ambiente è la nostra casa, la nostra città, o la nostra nazione, ma la Realtà della vita contempla anche quello che in questo momento accade lontano, in un’altra parte del mondo.

La Realtà implica la natura cellulare del nostro corpo, di cui non siamo coscienti, oppure il fatto che una cometa potrebbe avvicinarsi alla Terra fra sei mesi, anche se al momento non possiamo vederla. Noi percepiamo pensieri ed emozioni che rappresentano il nostro ambiente interiore, ma raramente conosciamo la Realtà che sta dietro ad essi, cosa li genera, la natura dell’inconscio e di ciò che è ancor più remoto.

La REALTA’, perciò, è il dato di fatto di tutto ciò che ci circonda, che ne siamo consapevoli o meno. È anche ciò che siamo davvero, comprese le parti di noi di cui ignoriamo l’esistenza. Questa è la REALTA’. Essa comprende anche tutto quello che è al di fuori della nostra attuale portata cognitiva e percettiva. E… questa totalità… influisce costantemente su di noi, anche se non ne siamo coscienti.

Bene, se il più comune concetto di “svegliarsi” o “essere svegli”, implica tutto ciò che abbiamo esposto rispetto all’ambiente, che è solo la parte di realtà di cui siamo consapevoli, la parola RISVEGLIO indica invece la scoperta della Realtà in senso allargato e l’espansione della consapevolezza individuale (interna ed esterna) in relazione a questa Realtà (alla Totalità, o quanto meno ad una porzione maggiore).

Il Risvegliato (significato della parola Buddha) è chi ha aperto gli occhi sulla Realtà della Vita e non solo su porzioni dell’ambiente, interne o esterne a se stesso. Questo fenomeno determina un enorme cambiamento nella percezione del mondo e nel modo in cui ci rapportiamo ad esso.

Possiamo spiegarlo in un altro modo: chi vede l’ambiente scorge gli effetti che si producono in sé e attorno a sé. Chi vede la Realtà, invece, scorge anche le cause che producono quegli effetti.

Il RISVEGLIO implica quindi un particolare stato della Coscienza, che espande la consapevolezza di Sé in rapporto alla Vita tutta.

Esiste “altro”, oltre alla materia visibile?

La realtà è solo quella che vediamo?

In uno stato di “sonno” queste domande trovano parziali risposte nell’intelletto, negli studi filosofici, nelle scienze, o nelle religioni. Il Risveglio della coscienza implica una comprensione diretta e sperimentale. È quello che altrove è stato chiamato “Realizzazione”. È la differenza tra parlare dell’acqua e cadere nella piscina.

Un “risvegliato” è dunque onnisciente? Sa tutto? Conosce le cause di qualsiasi effetto visibile o invisibile? Assolutamente no!

Prima di proseguire, è bene capire la differenza tra i miti creati dagli uomini e – appunto – la Realtà.

Il termine Buddha, attribuito al personaggio storico di Siddharta Gautama, significa Risvegliato. Per il buddhismo e per la precedente via del Bon, non è esistito un solo Buddha, proprio perché il termine ha una valenza universale. Il Buddha storico, quello che a cui si riferisce il buddhismo moderno, non c’è modo di sapere quale livello di realizzazione possedesse. Questo vale per qualsiasi altro personaggio.

Benché le religioni, pressoché tutte, abbiano sempre divinizzato e mitizzato coloro a cui si sono riferite, la “Realtà” è un’altra cosa. Queste mitizzazioni hanno anche indotto a mal interpretare i termini propri alle antiche tradizioni, fino a deformarne la natura originale.

Si può dormire o svegliarsi, questo è certo. Un “risveglio”, in relazione all’ambiente in cui viviamo ha un solo significato; tuttavia, in rapporto alla Realtà in senso più ampio, può averne molti.

Chi si risveglia dal “sonno della coscienza” (come Gurdjieff definiva la condizione umana ordinaria), attinge ad un livello di consapevolezza superiore della Realtà. Superiore, però, non significa assoluto. Ne consegue che è più corretto affermare che esistono gradi differenti di Risveglio della coscienza, e man mano che l’individuo avanza nella sua evoluzione, ad ogni successivo Risveglio diviene consapevole di parti sempre più ampie della Realtà.

Esiste un altro termine molto usato nelle simbologie esoteriche e religiose, ed è Verità. Cosa si intende con questa parola? Se la Realtà può essere definita l’insieme delle cause che generano gli effetti nell’ambiente in cui viviamo, la Verità è la causa originaria della Realtà. Abbiamo quindi il mondo che percepiamo, ossia l’ambiente. Questo è il risultato di leggi e processi (cause) più grandi, che chiamiamo Realtà. La Realtà, a sua volta, origina da qualcosa di ancora più vasto che ne è la causa. Quest’ultima, per usare dei simboli, la chiamiamo Verità.

Quindi, quello che definiamo cammino per il Risveglio, è un processo che mira a destare la coscienza rendendola consapevole della Realtà di se stessa e dei fenomeni, allo scopo di proseguire il suo percorso alla ricerca della Verità che sta dietro a tutto il mondo fenomenico (l’intera manifestazione della vita e il suo significato).

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