Isteria di massa

Non avrei mai pensato di assistere, nella mia vita, a un’isteria di massa tanto pervasiva e duratura, con conseguenze tanto nefaste, per un numero così elevato di persone.

Ricordo di aver letto di fenomeni simili (sebbene non di questa portata) nel libro “La realtà della realtà”, di Paul Watzlawick, dove l’autore spiega quali siano gli effetti della comunicazione sul nostro modo di interpretare e costruire il reale. Chi ha letto il libro forse ricorda il caso dell’epidemia dei parabrezza fissurati (“the Seattle windshield pitting epidemic”).

Negli anni ‘50 del secolo passato, alcune automobili di Seattle vennero trovate con i parabrezza che riportavano delle strane microfessurazioni. Quando i giornali riportarono la notizia, sempre più automobilisti presero ad osservare i parabrezza delle loro auto, confermando l’allarmante fenomeno. Entro breve, ci si rese conto che l’intero parco automobilistico era sotto attacco da parte di un misterioso agente corrosivo invisibile.

A un certo punto, la situazione fu ritenuta così grave che un’equipe di esperti del dipartimento di stato fu incaricata di affrontare il problema. Ne emersero varie teorie, dalla rugiada corrosiva causata dagli esperimenti atomici condotti dai sovietici, alle goccioline acide generate dal manto in macadàm della nuova rete stradale di Seattle. Dai raggi cosmici proveniente dallo spazio, alle uova delle pulci della sabbia.

Ci volle tutta la lucidità mentale di un sergente del laboratorio criminale della polizia di Seattle per fare infine luce sulla faccenda: a parte alcuni atti di vandalismo, responsabili del 5% dei rapporti ricevuti dalla polizia, il restante 95% dei casi altro non era che l’effetto di un’isteria collettiva!

Quelle microfessurazioni, infatti, erano un fenomeno del tutto naturale, presente da sempre in tutte le auto, non solo in quelle di Seattle. Ma fino a quel momento le persone non avevano mai guardato i parabrezza delle loro vetture dal lato esterno e così da vicino. In altre parole, vedevano tutti per la prima volta quei microsolchi che da sempre si producono nei parabrezza delle auto in uso, quando circolano da sufficiente tempo per le strade.

Non c’era un’epidemia di parabrezza danneggiati da misteriosi agenti invisibili, ma un’epidemia del modo in cui le persone guardavano i loro parabrezza. E con i mezzi di comunicazione di oggi, quella sarebbe facilmente diventata una pandemia!

Ho avuto esperienza di un fenomeno simile sulla mia persona, quando alcune decadi fa ebbi un forte mal di gola. Non so bene per quale ragione, a un certo punto guardai la mia gola allo specchio, tirando fuori la lingua più che potevo. Con sgomento osservai delle strane protuberanze sul fondo della lingua, che non avevo mai visto prima e che associa al mal di gola. Allarmato, presi subito appuntamento dal mio medico. Questi, dopo avermi ascoltato con pazienza, mi sorrise, si voltò verso la sua libreria, aprì un grosso volume e mi indicò un disegno che mostrava l’anatomia della lingua, quindi con voce rassicurante mi disse: “sono le papille vallate e i follicoli linguali che hai visto, sarebbe davvero grave se non li avessi!”

Insomma, avevo guardato il fondo della mia lingua troppo da vicino, esattamente come gli abitanti di Seattle, a suo tempo, avevano guardato i loro parabrezza troppo da vicino!

La mia impressione è che oggi stiamo vivendo qualcosa di simile. Stiamo guardando gli effetti di “quello che accade” troppo da vicino, trasformando ciò che è sempre stato parte della nostra esistenza in qualcosa di smisuratamente inquietante, con la conseguenza che stiamo adottando comportamenti non solo inefficaci ma addirittura controproducenti, che il già citato Watzlawick definiva “ultrasoluzioni”: tentativi di risolvere un problema che col tempo diventano parte del problema stesso, finendo col creare l’esatto opposto di ciò che volevano ottenere, secondo il famoso detto “operazione riuscita, paziente morto”.