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Domenica 9 maggio

La solitudine e la comunicazione

“Il parlare è nel migliore dei casi un’onesta bugia e il tacere è nel peggiore dei casi una nuda verità”

Libro di Mirdad

La solitudine e la comunicazione sono tra loro molto correlate.
Nella solitudine, intesa come silenzio interiore, è possibile scoprire una Realtà di solito non percepibile nel frastuono delle relazioni comuni, caratterizzate da fretta, distrazione, bisogno di sfogarsi, disconnessione dalla propria coscienza, dispersione mentale ed emotiva.

Per entrare in un silenzio interiore è necessario andare oltre le proprie emozioni e pensieri meccanici, attraverso un cammino che comincia con l’osservazione neutrale e distaccata, senza affermare o negare, ma solo prendendo coscienza nel momento presente di tutto ciò che passa nella nostra mente e delle emozioni che ci attraversano in ogni situazione.

Dunque, dopo aver avuto un assaggio di esperienza di quest’altra Realtà celata, da cui scaturiscono tutte le forme, nelle relazioni si può iniziare a sperimentare quello stato descritto da un aforisma: “Essere nel mondo ma non del mondo”.
La comunicazione con le altre persone a questo punto cambia. A dir il vero cambia la comunicazione con tutto ciò che esiste.

Rivolgendo l’attenzione all’interno, si inizia un viaggio senza ritorno verso l’Origine. Si inizia a osservare tutto, dentro di sé e negli altri, si cessa di reagire, si conoscono i meccanismi che in tutta la nostra vita ci hanno condizionato, come se premendo un bottone si generasse sempre la stessa reazione, senza via di uscita. Vedere tutto ciò non deve spaventare, perché è l’inizio della libertà.
Si comincia a distinguere così la personalità condizionata, caratterizzata dall’autoaffermazione e dall’autoprotezione, da una parte interna più profonda, prima di allora completamente sconosciuta.

Si iniziano ad osservare le stesse cose di ogni giorno ma senza più dare ascolto ad ogni commento meccanico creato dai nostri schemi del passato. A poco a poco, ignorando tutto ciò che di meccanico si attiva in noi, inizia a sorgere un silenzio interiore che diventa sempre più profondo e meditativo.
Si guarda il mondo intorno a noi e non ci sono più commenti meccanici, giudizi, ma un calmo e ricettivo vuoto che percepisce e accoglie dentro di sé ogni cosa. Si scopre che il vuoto interno è il vuoto esterno e c’è una fusione con ciò che si percepisce.
Naturalmente, la comunicazione tra due o più esseri, in questo stato di coscienza, non è uguale a quella ordinaria.
Perché essi non comunicano soltanto tra di loro ma sono connessi ad Altro.

Sono consapevoli dello spazio sacro che li unisce, tra loro e a tutto il resto. Attraverso l’amore si comprendono interiormente, nel silenzio e con il suono delle parole vibrano e comunicano. Naturalmente parlano, si aprono l’un l’altro, ma bastano poche spiegazioni per comprendersi, poiché grazie all’amore sono in grado di sentire sé stessi nell’altro e quindi di conoscere l’essenza di ciò che con le parole viene espresso.

Anche nella distanza si sintonizzano e sono uniti, dunque non sentono mai la mancanza dell’altro. Sanno che lo spazio e il tempo non possono rompere un collegamento interiore. Chi si avvicina a loro percepisce una forte energia avvolgente.

Quindi, la solitudine è molto collegata alla comunicazione, perché soltanto imparando ad immergersi in sé stessi nella solitudine del proprio silenzio interiore e uscendo dai limiti spazio-temporali, si può raggiungere una percezione di sé stessi e della realtà che sia differente, tale da trasformare completamente quello che prima nelle relazioni era un costante fraintendimento, giudizio, prevaricazione, soddisfacimento dei propri bisogni e conflitto, in una comunicazione come minimo più vera, chiara e libera.

La solitudine diventa così un’esperienza intima, calda e appagante, nulla a che vedere con la solitudine che le persone sperimentano come essere soli, perché non siamo mai soli. Questo tipo di solitudine malinconica e triste si sperimenta perché siamo prigionieri di una realtà illusoria, che percepiamo a causa della nostra personalità condizionata, ma se ci liberiamo da questa distorsione della percezione, possiamo accedere a ciò che in molti testi è stato descritto come una gioia senza causa.
Per poterci liberare, non dobbiamo più fuggire dalla solitudine e dal silenzio ma al contrario cercarli sempre di più al nostro interno. In occasione di questa pandemia ci viene servita l’opportunità su un piatto d’argento.
Sta a noi coglierla o perderla.